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Disponibile da giugno 2001 una versione per bambini e ragazzi del famoso libro di Ezio Capello
pubblicato per la prima volta nel 1973 e giunto oggi alla quattordicesima ristampa.

Storie di animali raccontate dai guardaparco, un piccolo esercito di
guardie che svolge la propria attività di sorveglianza all’interno del
Parco Nazionale del Gran Paradiso e che combatte ogni giorno una
battaglia per salvare un angolo di “Paradiso vero”. Il compito di
queste guardie è impedire che il territorio del Parco si trasformi in
un deserto senza vita, come sono ormai quasi tutte le nostre montagne.
L’autore ha trascorso un anno intero con alcuni guardaparco,
seguendoli lungo i sentieri del Parco per raccogliere dalla loro viva
voce le storie degli animali che vivono nella riserva. Il libro, che è
come una boccata d’aria fresca, non rappresenta soltanto una lettura
piacevole e rilassante, ma offre una lezione di vita autentica e aiuta
a riscoprire valori spesso dimenticati. Questa versione, che si
presenta con i disegni di Alessandra Sartoris al posto delle
fotografie che illustrano il testo originale, ha lo scopo di
avvicinare i lettori “più piccoli” al meraviglioso ambiente del Parco
e di far nascere in loro o, meglio ancora, accrescere l’amore per gli
animali e per la Natura.

Recensione su MOUNTAIN BLOG:

Esce a settembre  2011, per Lazzaretti Editore,  la nuova versione illustrata “per ragazzi” del libro di Ezio Capello “I RACCONTI DEL GUARDIAPARCO”, pubblicato per la prima volta nel 1973 e giunto oggi alla quattordicesima ristampa.

“Un libro molto fortunato” – racconta Capello – “Il più fortunato dei ventotto titoli finora pubblicati. E non solo per il successo che ha avuto ma soprattutto per come è nato. Un vero colpo di fortuna! L’incontro del tutto casuale, avvenuto l’anno prima durante un temporale, con il guardaparco Gianni Tamiozzo, al casotto dell’Arolla, nella Valeille, sopraLillaz… E mentre lui mi parlava, uno stambecchino era stato aggredito da un’aquila, proprio sotto i suoi occhi, ma il rapace non era riuscito a portarlo via, permettendo al Guardaparco di salvarlo. Ecco nascere in me l’idea di raccogliere in un libro tutta una serie di storie come quella. Il resto è venuto da sé e, tutto sommato, è stato abbastanza facile, oltre che straordinariamente eccitante!”

Storie di animali raccontate dai guardiaparco, un piccolo “esercito” che svolge la propria attività di sorveglianza all’interno del Parco del Gran Paradiso e che combatte  ogni giorno una battaglia per tutelare un angolo di “Paradiso vero”.

Il compito di queste guardie è impedire che il territorio  del Parco si trasformi in un deserto senza vita, come sono molte zone delle nostre montagne. L’autore ha trascorso un anno intero con alcuni guardiaparco, seguendoli lungo i sentieri delle aree protette per raccogliere dalla loro viva voce le storie degli animali che abitano nella riserva.

Il libro, non rappresenta soltanto una lettura piacevole ma offre una lezione di vita autentica e aiuta a riscoprire valori spesso dimenticati.

Questa nuova edizione, si presenta con disegni di Alessandra Sartoris e ha lo scopo diavvicinare i lettori “più piccoli” al meraviglioso ambiente del Parco, o meglio ancora diaccrescere il loro amore per gli animali e per la natura.

Per informazioni: www.lazzarettieditore.it

Vi presento le mie quattro ultime opere, ancora da pubblicare. “Giuba” è un  romanzo in parte autobiografico, essendo stato in Somalia per motivi di lavoro negli anni precedenti lo scoppio della guerra civile. “Suez” invece è la storia romanzata della progettazione e della costruzione del canale di Suez (1854-1869).

Rivolgo questo annuncio alle Case Editrici, nella speranza di trovare qualcuno interessato alla pubblicazione. In questo caso invierò la bozza definitiva del testo, ovviamente senza impegno, che consiste in 318 pagine per GIUBA, e 223 pagine per SUEZ, entrambe nel formato 14,00 x 21,00.

GIUBA

Nella notte fra il 29 e il 30 dicembre 1990 scoppia a Mogadiscio la rivolta popolare contro il regime di Siad Barre, che da oltre vent’anni detiene il potere in Somalia. Non appena la notizia dell’insurrezione si diffonde in Europa, Marco Weiss, figlio di Hermann Weiss, noto esportatore milanese, decide di raggiungere Mogadiscio per tentare di portare in salvo Rughia Rahànuin, la bellissima fanciulla conosciuta durante il suo recente viaggio d’affari nella capitale somala, e di cui si è perdutamente innamorato. È l’inizio di un’avventura che vedrà lui e tre suoi amici coinvolti in una sfida estrema contro un nemico spietato, il generale Omar Abscir, ex-comandante delle Forze Armate e “braccio destro” del deposto dittatore, passato dalla parte dei rivoltosi offrendo ai nuovi padroni della Somalia, in cambio della propria incolumità, un’allettante contropartita: la certezza di mettere finalmente le mani sull’ingente quantitativo di armi, munizioni ed esplosivi abbandonato nel 1941 dalle truppe italiane durante la loro ritirata, e che il padre di Rughia, capo della potente tribù dei Rahànuin, ha nascosto in una località segreta. Nel duplice tentativo di ricongiungersi con la donna amata, Marco e i suoi compagni affronteranno dapprima le insidie della navigazione nell’Oceano Indiano, teatro dei primi atti di pirateria da parte dei somali, poi quelle della discesa in gommone lungo uno dei fiumi più selvaggi e meno esplorati del continente africano, il Giuba.
Una missione ad alto rischio in un lembo dell’Africa Orientale dilaniato da una feroce guerra civile, la stessa che ancora oggi fa di continuo parlare di sé.

SUEZ

Per Frederick Bruce, console britannico al Cairo, i guai cominciano il 7 novembre 1854. È il giorno in cui Ferdinand de Lesseps rimette piede in Egitto, dopo vent’anni di assenza, con in mente un’idea grandiosa: scavare nell’Istmo di Suez un canale navigabile che permetta alle acque del Mediterraneo di congiungersi con quelle del Mar Rosso, e abbreviare in tal modo la “Via delle Indie”, che a quel tempo seguiva la rotta del Capo di Buona Speranza, di ben novemila miglia.
Ritenendo il progetto del francese molto “sconveniente” per l’Inghilterra, Bruce cercherà con ogni mezzo di ostacolarlo, al punto di farne una questione “personale”. Per raggiungere il suo scopo  si servirà di un  ex-ufficiale dell’esercito,  James Whaddon, da anni agente del servizio informazioni inglese in Egitto.
Whaddon all’inizio sposerà la causa di Bruce, ma finirà ben presto col voltargli le spalle, rendendosi conto di quanto assurda sia l’ostinata opposizione del suo superiore, nonché quelle dell’Inghilterra e della Turchia, alla costruzione del canale, approvata, invece, e poi sostenuta, da Napoleone III, il nuovo sovrano dei Francesi.
Tra intrighi, sotterfugi e continui colpi di scena che porteranno l’Inghilterra e la Francia, avversarie da secoli, sull’orlo di un nuovo conflitto, finalmente, nel novembre del 1869, il Canale di Suez diventa realtà. La sua storia figura oggi fra le più avvincenti e affascinanti dell’epoca moderna.

L’ENIGMA DEL GONDAR

La versione romanzata di un incredibile episodio realmente accaduto nel Golfo di Napoli, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale.
L’autore ha raccolto la testimonianza del discendente di uno dei protagonisti, ricostruendo tuttavia solo in parte la realtà dei fatti, non avendo, a quel tempo tempo, la Regia Marina Italiana permesso che la notizia venisse diffusa dai “bollettini di guerra”, obbligando altresì gli uomini che si trovavano a bordo del sommergibile Gondar a mantere il più assoluto silenzio sull’accaduto.
Un racconto ricco di tensione, dal finale altrettanto imprevedibile, descritto con la medesima tecnica impiegata nei due precedenti romanzi ambientati nella guerra sottomarina,  «Operazione Marlene» e «U-87, il sommergibile che scoprì Atlantide», opere che hanno sucitato vivo interesse persino nell’ambiente degli ex-ufficiali della Marina degli Stati Uniti, dove si è scritto recentemente che “Il senso storico e descrittivo di questo Autore è assolutamente unico.”
Marzo 2010 -
Già disponibile:
€ 15.00 Editore  MAGENES

L’ORO DI ROMMEL


 

1976. Una missione archeologica che opera nella Depressione di Al-Qattàra,al confine fra Libia ed Egitto,si imbatte nella torretta di un carro armato tedesco semi inghiottito dalle sabbie mobili che caratterizzano la zona. A Londra, nella redazione del National Geographic, la notizia pubblicata dal Times viene accolta con grande interesse, e Sarah Powell, fotografa esperta in fauna terrestre, ma specializzata anche in rievocazioni delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, si vede affidare l’incarico di approfondire l’argomento e di ricavarne un servizio. Per il colonnello Fabian  Oster, che in quello stesso deserto ha combattuto nell’autunno del 1942 contro le forze corazzate dell’Afrikakorps del generale Rommel, il ritrovamento del relitto di quel Panzer tedesco rappresenta, invece, la soluzio-ne dell’enigma che lo ha assillato per quasi trentacinque anni.

locandina ezio

Uomini e Tiare

COPERTINA CAPELLO

LAZZARETTI editore

La storia del papato è, prima di tutto, una storia di uomini. In questo libro, quindi, l’Autore ha cercato di fare apparire alcuni pontefici del primo millennio dell’era cristiana come essi sono stati nella realtà, con i pregi, ma soprattutto con i difetti e le bizzarrie che hanno contraddistinto il loro passaggio terreno. Il fatto che alcuni dei protagonisti di questa parte della Storia si siano lasciati travolgere dagli eventi e dalle passioni umane, e abbiano finito col commettere errori più o meno grossolani, tra l’altro tutti pienamente riconosciuti dalla Chiesa nel «Liber Pontificalis», non è stato preso come pretesto per ricavarne un’opera dissacrante, seguendo quella che ormai, nel nostro Paese, sembra la tendenza preferita. I “peccati”, se così vogliamo considerarli, dei vari papi sono serviti unicamente come fonte di curiosità, permettendo all’Autore di mettere in risalto, sempre in modo garbato, le situazioni più paradossali, le debolezze più evidenti, nonché la sorprendente comicità di molti episodi e personaggi, specie se visti con gli occhi di oggi. In questi casi, l’aggiunta di un pizzico di humour non guasta. Il lettore dovrà, comunque, tenere sempre ben presente che qui stiamo parlando di uomini che, sì, è vero, hanno contribuito a fare la Storia, al pari di sovrani e imperatori, ma che, come costoro, nella realtà sono stati spesso alquanto diversi da come ce li hanno fatti conoscere i libri di scuola. Carlomagno, tanto per citare una figura storica del passato fra le più note, è stato quello che è stato.Oltre che sovrano dei Franchi, ha dominato a lungo mezza Europa e, a quanto sembra, lo ha fatto in modo più che soddisfacente. Eppure è ormai accertato che fosse quasi analfabeta. Questo, senza dubbio, non sono in molti a saperlo.

Trana

youtube-logotrana

LAZZARETTI editore

Fino a pochi anni fa si pensava che su Trana, dal punto di vista storico-
letterario, non ci fosse davvero niente da dire, tant’è che circolava addirittura un detto popolare: «ü pa ren ’d Trana» che, in parole povere, evidenziava questa sua nullità.
Ma non è così. Trana, come chiunque potrà constatare dando soltanto una rapida occhiata al contenuto di questo volume, un passato c’è l’ha, ed è pure ricco di storia (che inizia alla fine dell’ultima glaciazione), ma anche di curiosità. È sufficiente citare il ruolo importantissimo avuto da Trana allorchè in Italia stava nascendo il cinema, oppure la recente scoperta fatta sul monte Pietraborga,  la montagna che la sovrasta, di un Santuario dei Celti.
Gli autori, all’inizio, erano poco convinti di riuscire a ricavarne qualcosa di interessante, ma presto si sono dovuti ricredere. Il terreno sul quale si stavano muovendo era pieno di sorprese, per cui valeva la pena continuare.
“Frammenti di storia e di vita”, dice il sottotitolo. In altre parole, Trana ieri e  oggi.

lida

E’ tutto vero, nulla è inventato dei personaggi e delle storie che qui racconta Ezio Capello, protagonista in prima persona  o comprimario o cronista della viva voce dei protagonisti, dei quali ha febbrilmente annotati i ricordi, talvolta le confessioni, sul suo inseparabile block notes.
Gli uomini, dai guardaparco del Gran Paradiso ai Tuareg, dagli ufficiali delle SS ai partigiano della Resistenza, interagiscono con ogni zampa, piuma o pinna.
L’attenzione di Capello è rivolta al rapporto Uomo/Animale che è sempre diverso secondo le circostanze, i paralleli geografici, le culture, i caratteri dei personaggi, ma con un’evidente costante:abbiamo bisogno gli uni degli altri.
Fondamentale per noi, questo rapporto è decisivo per gli animali, anche se sicuramente, se potessero scegliere, spesso ne farebbero a meno.
Nei casi migliori,peraltro, avviene una vera e propria simbiosi mutualistica, al punto che possiamo dire in molti casi, soprattutto se l’animale è un cane, che padrone e animale “prendono” l’uno dall’altro.
Anche nelle storie di Capello prevalgono i cani, come numero di presenze e intensità emotiva (v. la storia di Lida, entra nel titolo o quella di Ice, per 26 ore in un crepaccio), ma con lieta sorpresa troviamo muli e asini (Cagliostro!), e i “molti” altri del nostro titolo.
La felicità narrativa di Capello, che pare sempre attorno al fuoco di bivacco, è tale che il lettore è subito coinvolto dal ritmo del racconto ricco di variazioni,ora fluente ora disteso,ora incalzante e torrentizio. Talvolta sono vicende che vuoi sapere come vanno a finire; in altre irrompe la Storia; in altre ancora si sente il sapore del tè del deserto nel Sahara; in altre, infine, le nostre montagne sono attraversate dall’instancabile affabulazione di Capello, cosparsa di sana ironia con chiarezza e semplicità, come un lago alpino solcato da una canoa indiana….

menelik

LAZZARETTI editore

Un romanzo storico ambientato nel 1896, nell’Abissinia dell’imperatore Menelik e della regina Taitù, imperniato sulla battaglia di Adua, il cui tragico epilogo per le truppe comandate dal generale Baratieri, e l’elevato numero di morti (53000 fra italiani ed abissini), impressionò, a quei tempi, l’opinione pubblica dell’intera Europa. Una storia liberamente tratta da una vicenda vera, il cui protagonista, un giovane montanaro delle Valli di Lanzo con la passione per l’arte di cucinare, dopo essere miracolosamente scampato al massacro che seguì la sconfitta degli italiani, venne fatto prigioniero, finendo, dopo una lunga marcia e mille vicissitudini, ad Addis Abeba, nelle cucine imperiali del Negus Menelik.
Un romanzo avvincente che ci riporta in un Paese, l’Etiopia, detta anche Abissinia, il cui sistema di vita, ancora tipicamente feudale alla fine dell’800, era riuscito a tenerlo isolato per millenni dal resto del mondo, respingendo qualsiasi tentativo di penetrazione coloniale da parte delle Nazioni europee.
La descrizione della battaglia di Adua, ricostruita con la scrupolosa fedeltà storica che distingue ormai questo Autore, oltre a mettere a nudo i retroscena e gli errori di valutazione commessi dal comando italiano sulla consistenza e sulla capacità di combattere dell’esercito di Menelik, descrive con cruda realtà la spietata ferocia con cui i guerrieri abissini erano soliti infierire sul nemico vinto.

angelo

LAZZARETTI editore

Una favola moderna ambientata nel mondo del calcio. La squadra del Torino è in difficoltà e la permanenza in Serie A è seriamente compromessa. A questo punto, i giocatori del “Grande Torino”, che dal lontano 1949 dimorano nel “Paradiso dei calciatori”, decidono di intervenire per impedire alla loro amata squadra di retrocedere in “B”, e affidano la delicata missione ad un Angelo Celeste che scenderà sulla Terra assumendo le sembianze di una giovane donna. L’Angelo riceve l’incarico di individuare un vero tifoso granata al quale dovrà affiancarsi per compiere la missione. Sarà dunque questo tifoso, Enzo Bianchetti, impiegato cinquantenne in cassa-integrazione, il protagonista della complicata vicenda che, dopo innumerevoli difficoltà, un intreccio sentimentale fra lui e l’“Angelo”, e un finale quasi “giallo”, riuscirà a portare a termine il piano elaborato da Valentino Mazzola, salvando il “Toro” di Renzo Ulivieri dalla retrocessione.

Una storia fantastica ideata e scritta da un Autore dalla grande poliedricità, al quale mancava ancora l’interesse verso il calcio e, soprattutto, verso quella squadra che meglio di ogni altra ha fatto la storia del calcio stesso, il “Grande Torino”. Un  romanzo dalla trama delicata e romantica che scorre piacevole e senza intoppi, mentre il lettore, pagina dopo pagina, aumenta la propria curiosità nel voler conoscere la fine di una storia molto gradevole.

Cose di qua

cose-di-qua

1° edizione (1974) PRIULI E VERLUCCA EDITORI-IVREA
3° edizione (2000) ARTI GRAFICHE SAN ROCCO-GURGLIASCO
formato cm 14,5 x 21 416 pagine con illustrazioni in bianco nero
16,00 euro

Dopo i racconti del guardaparco, l’autore aveva proseguito il suo viaggio in terra valdostana, raccogliendo altri racconti, di gente qualsiasi.
Sono storie semplici di uomini semplici, scritte lasciando da parte ogni retorica letteraria, ma adottando unicamente l’immediatezza del dialogo familiare e lo stile disadorno di chi scrive come parla. A questo punto è bene ricordare come l’Autore nel ’73, non fosse uno scrittore di professione, obbligato perciò a sfornare un libro dopo l’altro per  guadagnarsi il pane. Ezio capello scriveva solo per passatempo e solo quando trovava qualcosa che ne valesse la pena. I suoi due primi libri Hassì-Fokrà e quello del guarda parco ne sono una prova evidente.
Il lettore troverà qui una galleria di personaggi sparsi lungo l’intera valle d’Aosta, buona parte dei quali tutt’ora viventi. Alcune sono figure note come le guide del Cervino Jean Pellissier, Luigi Carrel e figlio Antonio, e i fratelli Ottin. Poi Henry Grivel, il fondatore della famosa fabbrica di picozze a Courmayeur, Cesare Balbis, il pilota dei ghiacciai, Reinè Bibois, la poetessa di Cogne, i fratelly Frachey, guide di Champoluc. Maquignaz, l’ex parroco di Saint-Nicolas, lo scultore Maurice Vagneur, Pier Fausto cavallo, libraio a Cogne ecc… Altri invece sono conosciuti soltanto nel villaggio in cui sono sempre vissuti, ma non per questo la loro storia risulta meno interessante. Anzi,è soprattutto attraverso queste figure che riemergono alcuni aspetti e valori della vita del montanaro valdostano che stanno ormai scomparendo.

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